quand’ero ancora ragazzo
ho provato più volte di seguito
a colpire qualcosa con un sasso
o a saltare più scalini possibili
prima che dietro di me
si chiudesse la porta del condominio
quello che stavo facendo
era un gioco subconscio
che mi permetteva
di non annoiarmi
con me stesso
e di pensare a ciò che era invisibile
cosa mi sarebbe piaciuto vedere
non era mai espresso
in modo inequivocabile – anche se
alcuni si ostinavano a dire che era nascosto
proprio in quel prendere la mira
e in quel saltare
primoz cucnik